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Calcio

Di anni ne ha ben 120, ma non li dimostra. Non è la solita inflazionata frase di circostanza che coniamo per iniziare la storia di uno dei più gloriosi sodalizi calcistici italiani, ma è la doverosa testimonianza dei successi che l'Udinese sta mietendo soprattutto in questi ultimi anni, dopo aver sfiorato  il titolo italiano nel 1954-55, dopo aver vinto lo scudetto nel 1896, anche se mai riconosciuto. Perché? Perché la manifestazione non fu organizzato falla Federcalcio (che fu istituita un anno dopo), bensì dalla Federazione Italiana Scherma. Dopo il successo del 1896, a Udine e in tutto il Friuli, il calcio comincia a farsi largo.  

Il 5 luglio 1911 è un'altra data storica per il calcio friulano. I ginnasti dell'Udinese, con a capo Luigi Dal Dan, figlio di Antonio, costituiscono l'Associazione Calcio Udinese che viene iscritta alla Federazione Italiana Giuoco Calcio. 

 

LA SERIE A

dopo la sospensione dei campionati per gli eventi bellici, l'Udinese viene inserita in uno dei tre gironi (quello veneto-emiliano) del torneo di B-C cui partecipano 36 squadre. Nella cadetteria i bianconeri rimasero sino al torneo 1947-48 quando il torneo fu ristrutturato in un unico campionato. All'inizio di quella stagione, c'è anche una svolta societaria: Guido Cappelletto rassegna le dimissioni da presidente e il suo posto viene preso dall'industriale Giuseppe Bertoli. 

Vengono confermati atleti di sicuro affidamento, primo fra tutti Severino Feruglio, un pezzo di storia bianconera, uno dei grandi artefici delle promozione dalla C alla A. L'Udinese arriva seconda, con 60 punti, dietro il Napoli (61) e approda nell'Olimpo del calcio.

 

Da Bertoli a Dino Bruseschi

Dopo la conclusione del torneo 1951-52, Giuseppe Bertoli decide di dare spazio e totale responsabilità al genero, Dino Bruseschi, capo di un'avviata industria del legno di Palmanova. Bertoli assume la carica di Presidente onorario. La fiducia è ben riposta. Bruseschi dimostra abilità. Nella stagione 1954-55 l’Udinese sfiora lo scudetto in un bel duello con il Milan che alla fine la spunterà, nonostante la sconfitta nello storico scontro diretto dell’1 maggio 1955 al Moretti. Dalla gioia del quasi scudetto all’amarezza della retrocessione a tavolino il passo è breve. Alcuni "strani" risultati nel finale di campionato avevano fatto sorgere una vivace campagna scandalistica su presunte partite vendute e gli 007 della Federcalcio, messisi al lavoro, avevano scoperto l'irregolare svolgimento della gara Pro Patria-Udinese La società friulana ne paga le conseguenze e la sera dell' 1 agosto 1955 il Consiglio della Lega Nazionale della Figc condannava il club di Udine alla retrocessione in B. 

L'Udinese in casa vince tutti i diciassette incontri.

La compagine bianconera, dal 1956-57 al 1961-62 rimane in A, con splendidi risultati nel 1956-57 (quarto posto) e 1957-58 (ottavo a pari merito con Inter e Milan). Nel 1960-61 la salvezza è ottenuta negli spareggi di Bologna con Bari (1-1) e con Lecce (3-3. Al termine della stagione 1960-61 vengono ceduti Giacomini al Genoa e Bettini all'Inter. La società non riesce a sostituire adeguatamente i partenti. L'Udinese conclude all'ultimo posto con appena 17 punti.

 

Da Sanson agli anni '80

L'8 giugno del 1976, l'Associazione Calcio Udinese si scioglie e viene costituita una Spa con capitale sociale formato dall'azionariato popolare e dalle quote dell'ex vice presidente Lino Midolini, di Angelo Da Dalt e dell'industriale veneto Teofilo Sanson che è il nuovo presidente. L’Udinese vince il torneo cadetto 1978-79. 

L'ascesa dei primi anni ottanta

L'anno dopo l’Udinese si gioca la salvezza nell'ultimissima giornata al "Friuli" contro il Napoli, il successo potrebbe significare la salvezza. Il match è elettrizzante, Zanone, all'avvio di gara, sbaglia un rigore, segna invece il Napoli con l'ex Pellegrini; al 54' pareggia Vriz, ma non basta, serve un altro gol, serve un miracolo e all'87' Gerolin dribbla quattro uomini, Castellini compreso e segna la rete che fa esplodere lo stadio.

Sanson, dopo quella gara, rassegna le dimissioni, consegna la squadra al sindaco. E' il 31 maggio. Nel frattempo si cerca un sostituto, o un gruppo di azionisti. Il 27 giugno viene siglato l'accordo con la Zanussi e Lamberto Mazza, numero uno dell'azienda di Porcia, ne diventa il presidente.

La nuova società lavora bene, vengono acquistati elementi importanti Causio dalla Juve, Muraro e Pancheri dall'Inter, Orlando Pereira dal Vasco da Gama, Orazi dal Catanzaro. Il cammino è dignitoso, l'Udinese si salva senza patemi, mentre l'anno dopo, con gli innesti di Pulici, proveniente dal Torino, del croato Surjak, del brasiliano Edinho, di Virdis (dalla Juventus), viene conquistato il sesto posto. L'Udinese è una bella realtà del calcio italiano, Mazza e Dal Cin tentano di trasformarla in uno squadrone.

 

Arriva sua Maestà Zico

C'è ambizione nel club bianconero, ci sono idee, pure i quattrini. L'1 giugno 1983 giunge dal Brasile la notizia-bomba: l'Udinese ha acquistato nientemeno che Antunes Coimbra Zico, il miglior giocatore al mondo.  Ma la Federcalcio pone il veto al tesseramento dell'asso del Flamengo perché, a suo dire, l'Udinese non garantirebbe la copertura finanziaria della spesa dell'acquisto di Zico. 

Il popolo friulano si ribella, scende in piazza, nel frattempo la società prepara nei dettagli il ricorso, alla fine un Giurì d'Onore del Coni dà ragione all'Udinese (e alla Roma, dato che la FIGC aveva bocciato l'acquisto di Cerezo da parte del club giallorosso). Zico nell'Udinese significa stadio "Friuli" sempre pieno, significa 26611 abbonati. Un record!. La squadra parte bene, sale nei posti di vertice, Zico segna e incanta. Ma l'8 marzo 1984 il "Galinho" si "stira" in un amichevole disputata a Brescia. E' la fine delle ambizioni dell'Udinese, il brasiliano sta fuori cinque giornate, quando rientra non è più lo stesso, la squadra dal terzo scende al sesto posto. 

Nulla è perduto, però, per sperare almeno di conquistare il pass per l'Uefa. Ma all'ultima giornata l'Udinese perde in casa con il Milan per 2 a 1. Da questo momento inizia una nuova fase di lenta decandenza della compagine bianconera. L'anno successivo la squadra si salva nel finale, anche perché Zico, fermato da noie muscolari, gioca col contagocce. 

 

Nel luglio del 1986 Gianpaolo Pozzo subentra a Lamberto Mazza.

Nel luglio del 1986 Gianpaolo Pozzo subentra a Lamberto Mazza in un momento drammatico per il calcio friulano: L'Udinese è coinvolta in qualche caso di presunto scandalo scommesse. Il 28 luglio 1986 il club bianconero viene retrocesso in B, poi in Appello il provvedimento viene parzialmente rivisto, ma in peggio: all' Udinese inflitti nove punti di penalizzazione. 

In pratica è una retrocessione posticipata. Pozzo tenta il miracolo, soprattutto vuol garantire la massima regolarità del campionato e spende fior di quattrini per allestire una buona squadra quando avrebbe potuto risparmiare quel denaro, servito per ingaggiare i campioni del mondo Graziani, Collovati e l'argentino Bertoni e investirlo, invece, l'anno dopo per tentare la risalita in A. Alla fine l'Udinese è ultima con 15 punti, ma, senza il fardello della penalizzazione, si sarebbe salvata.

L'Udinese 1992-93 è squadra double face, fortissima in casa, vulnerabilissima fuori. Un peccato perché il suo potenziale è notevole, Sensini, Balbo, Dell'Anno, Desideri, Branca, Giuliani sono elementi tra i migliori del campionato. Eppure l'Udinese evita la retrocessione vincendo lo spareggio con il Brescia disputato il 12 giugno 1993 a Bologna. 

 

In B l'avvio non è dei migliori, ma nemmeno catasfrofico, l'Udinese, con Poggi, Ripa, Ametrano, Marino, nuovi acquisti, con i riconfermati Desideri e Pizzi, si mantiene in posizione medio alta, ovvero in zona promozione. Ma Pozzo non è soddisfatto e a novembre esonera Fedele è consegna la squadra a Giovanni Galeone che non ha difficoltà alcuna a pilotarla al secondo posto e a riportarla in A.

 

La società bianconera come modello ispiratore

Gianpaolo Pozzo nel giugno 1995 dà fiducia a Alberto Zaccheroni. Una fiducia ben riposta. Con il tecnico romagnolo arrivano i grandi risultati, ma bisogna dare atto alla società, alla famiglia Pozzo di aver operato sul mercato con scaltrezza e con lungimiranza, evitando le spese pazze, puntando su campioni inespressi e sui giovani. Una politica che paga, eccome. L'acquisto di Oliver Bierhoff è un esempio di come lavora la società, della sua competenza. Viene centrata per la prima volta la qualificazione alla Coppa Uefa.

Arriva Guidolin ed è  ancora Uefa, dopo che la squadra ha vinto lo spareggio con la Juventus per entrare in Europa. Guidolin, però, non viene confermato, a luglio Gianpaolo Pozzo annuncia che la squadra verrà guidata da  Luigi De Canio. Nel 2000-01 la squadra parte a spron battuto, dopo cinque giornate è  prima con tredici punti. Qualcuno comincia a parlare di scudetto, qualcun altro si specchia nei risultati conseguiti, alla fine i peccati di vanità verranno pagati a caro prezzo. La squadra va in crisi nella seconda metà del marzo 2001, dopo la sconfitta interna con il Parma viene esonerato De Canio e gli subentra Luciano Spalletti ma ottiene la salvezza. 

I tre anni di Spalletti

Con Spalletti, con una società organizzata alle spalle, con azzeccati acquisti da parte dei Pozzo, l'Udinese vola, per tre anni conquista l' Europa (due volte Uefa e e al termine della stagione 2004-05 viene conquistato il pass per la manifestazione continentale più prestigiosa).

 

Il regno di Guidolin

Nell'estate del 2010 arriva la notizia che fa sobbalzare i cuori dei tifosi friulani: Guidolin ritorna alla guida tecnica della Prima Squadra! E' il preludio alla stagione dei record, la 2010-11. Nell'anno con più vittorie (20) e col maggior numero di reti segnate (65), esplode il talento di Sanchez (primo giocatore dell'Udinese a realizzare 4 reti in una sola partita), si conferma tutta la classe di Di Natale (per la seconda volta capocannoniere con 28 centri) e si esprime nella sua pienezza l'abilità tra i pali di Handanovic (imbattuto tra febbraio e aprile per un totale di 616 minuti e con 6 penalty neutralizzati su 8 tentativi stagionali). Un inizio claudicante con un punto nei primi cinque incontri di campionato, poi la formazione guidata da Francesco Guidolin comincia a macinare gioco e risultati. Dopo uno spettacolare 3-1 casalingo rifilato al Napoli e un incredibile 4-4 a San Siro col Milan, i bianconeri mettono le ali e con undici risultati utili consecutivi (in cui spicca lo 0-7 di Palermo) si affacciano nelle prime posizioni della classifica fino ad arrivare alla zona Champions. Il duello con la Lazio per la conquista del quarto posto, l'ultimo utile per accedere alla massima competizione  di club, è serrato e si decide in uno scontro diretto alla terzultima di campionato allo Stadio Friuli. Le "Zebrette" si impongono col punteggio di 2-1 in una partita da libro "Cuore" e difendono nelle ultime due gare, con Chievo e Milan, l'esiguo vantaggio maturato sui biancocelesti, chiudendo a quota 66 punti una cavalcata trionfale.

 

L'urna di Nyon riserva l'avversario impossibile nei preliminari di Champions League: l'Arsenal di Wenger. L'Udinese, seppur sconfitta, affronta l'avventura in Europa League(terminata agli ottavi di finale per mano dell'AZ Alkmaar) e il campionato con grande onore, migliorando addirittura quarto posto dell'anno precedente chiudendo la stagione 2011-12 sul terzo gradino del podio. Di Natale perde lo scettro di capocannoniere della Serie A con "sole" 23 reti.

Se pensate che la stagione successiva potesse essere avara di emozioni vi sbagliate di grosso. Dopo la seconda e amara eliminazione dalla Champions League maturata ai calci di rigore contro lo Sporting Braga, il 2012/13 scorre sul filo dell'incertezza in classifica fino a 8 giornate dalla fine, quando la corazzata di Guidolin decide di mettere il turbo infilando un filotto di successi (record assoluto nella storia ultracentenaria del club) che la spinge fino al quinto posto finale e alla terza qualificazione europea consecutiva. Indimenticabile la vittoria per 3-2 maturata ad Anfield contro il Liverpool di Steven Gerrard nel corso dell'avventura in Europa League, terminata con l'eliminazione nella fase a gironi.

 

La maledizione dei preliminari si manifesta nuovamente all'inizio della stagione 2013/14 quando i bianconeri soccombono nel terzo turno eliminatorio di Europa League allo Slovan Liberec dopo 180 minuti difficili da raccontare e intrisi di sfortuna. Le gioie, questa volta, non arrivano da campionato (i friulani finiranno quattordicesimi), ma dalla Coppa Italia. Le zebrette raggiungono la semifinale della seconda competizione italiana per club, dopo aver eliminato Inter e Milan, ma si infrangono come un onda contro la Fiorentina di Montella. Il successo per 2-1 nella sfida di andata al Friuli viene ribaltato dalla formazione viola al ritorno grazie alle reti di Pasqual e Cuadrado.

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